mercoledì 16 gennaio 2013

"e... arriva l'aurora" (15)


15)
    Mancavano pochi giorni alla partenza ed in ufficio lavollero festeggiare. Maria, la moglie di Paulì, preparò delle torte ed unpomeriggio alla fine del lavoro tutti insieme salutarono Giada. Tutti eranocommossi e dimostravano il loro dispiacere per la sua partenza. Avevanoapprezzato questa donna che sola, in una terra sconosciuta era riuscita ad amalgamarsicon loro dimostrandosi ottimo architetto e persona squisita.
    I coniuginapoletani che si erano veramente affezionati a lei le promisero che, al lororitorno in Italia, si sarebbero senz'altro fermati a Milano e Giada li invitò acasa sua.
    La sera prima della partenza Florinda eGabriel la invitarono a cena nel ristorante di amici loro. Giada era moltostanca ma non pensò neppure lontanamente di rifiutare. Questi due ragazzi leerano stati vicini e si erano affezionati a lei ed anche lei era dispiaciuta didoversi separare da loro.
    Quella sera erapervasa da sentimenti contrastanti: era rattristata di lasciare il
Brasile perché l'ospitalità, la generosità e la simpatia della sua gentel'avevano completamente conquistata, d'altra parte non vedeva l'ora di tornarein Italia per rivedere Mattia e gli amici più cari.
    Mentre erano acena Gabriel, vedendola assorta, si rivolse a lei:
    " Giada,sei diventata una brasiliana a tutti gli effetti perché in questo momento tustai provando la nostra saudade."
    Giada sorrisee:
    " Hairagione Gabriel, sono invasa da una gran malinconia. Se non fossi italianavorrei essere brasiliana: mi avete completamente stregata."
    Durante laconversazione arrivò il padrone del ristorante con una grossa torta quadrata sucui era scritto 'TORNA PRESTO'. Tutt'intorno delle candeline di vari colorierano accese e Giada fu invitata a spegnerle. Si commosse e grosse lacrime lescesero sulle guance. Florinda subito si alzò, l'abbracciò ed anche lei con gliocchi lucidi le disse:
    " Amicamia, sentiremo molto la tua mancanza ma siamo qui per festeggiarti e non perrattristarci." E, prendendo un calice di vino, lo alzò e gridò " VivaGiada."
    Tutte lepersone che erano nel locale si misero a battere le mani perché questi sono ibrasiliani, pronti a far festa ed a partecipare alle gioie altrui. Alcuniragazzi con la chitarra cominciarono a suonare il samba e Florinda con Giada eGabriel cominciarono a ballare. Altre persone si unirono a loro e, con quelle splendidemusiche, si arrivò a notte tarda.
   
    Il giorno dopomentre era in volo, Giada ripassò mentalmente il suo anno di vita trascorso inquella splendida terra dai contrasti alle volte tragici. Era stato quasi unanno d'intenso lavoro che si era concluso con un positivo risultato: tutto erastato ultimato perfettamente con grande soddisfazione del suo capo.
    Avevaintrecciato nuove e sincere amicizie che l'avevano aiutata a vivere in un paesestraniero e le avevano inoltre permesso di ben ambientarsi e di non sentirsimai troppo sola. Un anno di amore intenso cosparso da momenti di grande felicitàche le aveva permesso di riavere un concetto ottimistico della vita.

7° Capitolo "e... arriva l'aurora" (14)


7


   14)
    Un giorno, durante la pausa del pranzo,Giada e Gabriel cominciarono a parlare di religioni e lui le spiegò che oltre aquella cattolica, in Brasile, vi erano altri culti che avevano radici africaneed erano stati portati dagli schiavi.
    Uno dei piùimportanti si professava soprattutto a Bahia ed era il Candomblé nel quale siadoravano gli spiriti della natura.
    Giada eraattentissima perché l'argomento la interessava molto. Aveva letto di riti eprocessioni che si tenevano in questo paese e voleva saperne di più.
    Poichél'intervallo per il pranzo era breve, Gabriel la invitò a cena per la sera dopoper poter approfondire l'argomento. Giada allora decise:
    " Sai che facciamo? Domani sera tu e Florindavenite a cena da me: vi preparo un buon piatto di pasta all'italiana."
    Gabriel accettòentusiasta e la sera dopo tutti e tre riuniti a cena continuarono il discorsosulle religioni. Giada si dimostrava talmente incuriosita che Florinda ad uncerto punto le propose:
    " SentiGiada, ti piacerebbe assistere ad uno di questi riti? Noi ti potremmoaccompagnare."
    " MagariFlorinda. Mi piacerebbe tantissimo."
    Decisero cosìche tutti e tre sarebbero andati la settimana successiva a Salvador de Bahiadove c'era una funzione in omaggio di un Orixas - uno dei tanti spiriti dellanatura -. Ve ne erano molti di Orixas ed ognuno di loro era associato ad uncolore ed ogni colore aveva un suo determinato significato.
    Giada era moltoeccitata all'idea di partecipare a questa cerimonia e si ripromise diricordarsi ogni particolare per poterlo poi riferire, per filo e per segno, aMattia. Florinda le aveva raccomandato di non portare la macchina fotografica.Le prestò una sua lunga gonna bianca ed una camicia dello stesso tessuto. Leconsigliò di portarsi una fascia bianca per avvolgersi la testa a mo' diturbante.
    Giada seguìtutto alla lettera e tutti e tre partirono in aereo per Salvador de Bahia.
    Un amico diGabriel li attendeva all'aeroporto e li condusse nella zona dove sarebbeavvenuta la funzione. Durante il tragitto Giada osservava interessata questacittà che, qualcuno, le aveva detto essere la più bella del Brasile e lei nestava avendo conferma. Grandi viali moderni e strade in puro stile coloniale.Nella città, divisa fra Città Alta e Città Bassa, vi erano tracce evidentidella sua storia fra castelli, palazzi, chiese e monasteri.
    Florinda lainformò che anche a Bahia il carnevale era eccezionale e lei, da buona'carioca', non poteva fare a meno di ammetterlo.
    L'amico che eravenuto a prenderli con la macchina era di carnagione decisamente scura: sichiamava Francisco ed era commerciante. Fu gentilissimo con Giada e volleassolutamente che si accomodasse davanti, vicino a lui.
    Prima discendere dall'auto, Giada si coprì i capelli con la fascia.
    Arrivati nelBarracao, il locale della festa, li fecero sedere su una gradinata dividendogli uomini dalle donne.
    Tutte lepersone che assistevano erano vestite in chiaro od in bianco e nessunoindossava abiti scuri. Florinda le spiegò che il rito sarebbe stato officiatodalle donne perché le 'sacerdotesse' che erano scelte ed iniziate da un giocodi conchiglie effettuato da un loro sacerdote, erano, dopo lunghissime provepredilette da uno di questi Orixas.
    Giada rimasecolpita dalla ricchezza del folclore. Una decina di donne tutte vestite dibianco, colore che ancor di più evidenziava il nero della carnagione, ricche dimonili e collane sempre bianche, si disposero nel centro del locale ed al suonodi una musica ritmica e monotona, di chiaro stile africano, cominciarono amuoversi ed a ballare, prima lentamente e poi sempre più freneticamente.Florinda, seduta vicino a lei, cercando di farsi capire in quel frastuono, lainformò che ogni donna ballando attendeva che il suo dio (che non é certamentelo stesso per ognuna di loro) entrasse in lei e quando questo fosse avvenuto,lei sarebbe caduta in trance ed avrebbe parlato per mezzo suo. Era un rito diliberalizzazione dello spirito in quanto, identificandosi in una personalitàdivina, faceva loro dimenticare la misera vita che conducevano ed annullavanole avversità ed i dispiaceri.
    La lorogestualità era impressionante e Giada stringeva fortemente la mano dell'amica.Una per una le donne sempre gridando e girando vorticosamente su se stessecaddero in trance e, trasfigurate, urlavano frasi che Giada non capiva ma chela turbarono al punto di chiedere a Florinda di poter uscire. Non vide quelloche successe poi ma rimase fuori seduta su un gradino, molto scossa. Si disseche per poter comprendere tutto questo bisogna avere profonde radici nella lorocultura, così lontana da noi, dal nostro modo di vedere le cose, di vivere e diessere.
    Tornarono a Rioe per tutto il viaggio Giada non parlò quasi mai. Florinda e Gabriel compreseroche lo spettacolo l'aveva profondamente colpita e rispettarono il suo silenzio.
    A letto quellanotte non riusciva a togliersi dagli occhi la visione di quelle donne che,gridando e dimenandosi, avevano perso la loro dimensione umana. 
    Giada deciseche non poteva lasciare il Brasile senza visitarne la capitale: Brasilia.
    Non sarebbestata la stessa cosa senza la vicinanza di Mattia ma era l'occasione pertrascorrere uno dei fine settimana che risultavano così vuoti da quando lui erapartito.
    Un sabatomattina salì su un aereo accompagnata da Florinda che, sempre gentile edisponibile si era offerta di farle compagnia.
    Florindal'aveva avvertita che Brasilia era una città atipica e molto differente dallealtre brasiliane. In essa erano stati costruiti edifici avveniristici con undedalo di svincoli parabolici da lasciar stupefatto anche il turista piùemancipato. Capitale da pochi decenni doveva diventare il centro più importantedel Brasile ma questo era stato in gran parte disatteso.
    La prima cosache colpì Giada fu il suo ordine inquietante che contrastava con tutte le altrecittà brasiliane. Per tuffarsi meglio nel clima della città, salirono su unomnibus che faceva un giro turistico.
    Nel centro diBrasilia il lago artificiale, creato dallo sbarramento del fiume Paranà, ledava un aspetto particolare. Intorno al lago grandi impianti sportivi, moltilocali di divertimento e l'imponente palazzo sede del presidente le cui colonnesi rispecchiano nelle acque.
    La parte dellacittà di recente costruzione, progettata negli anni sessanta, aveva comeelementi basilari due grandi assi stradali che, intersecandosi, formavano unacroce ed una volta completate le edificazioni, la capitale avrebbe ricordato lasagoma di un grande aereo dove, nella parte della fusoliera, dovevano averposto gli edifici pubblici ed amministrativi e, nelle ali, i quartieriresidenziali. Giada, come architetto, condivideva la sfida di alcune opere piùo meno imponenti ma non poteva nascondere che l'insieme del tutto non lasoddisfaceva. Espresse questo suo pensiero a Florinda e lei le rivelò cherispecchiava in pieno il giudizio di tutti i brasiliani che non riuscivano adaccettarla come capitale.
    Visitarono laCattedrale la cui forma colpì in modo particolare Giada per la sua ultramodernità. Le sue colonne che sostenevano enormi vetrate triangolari,raffiguravano gli stati del Brasile e, tutte insieme, sorreggevano la crocesulla cima.
    Per vedereBrasilia dall'alto salirono sulla torre della tv, alta circa duecento metri,dalla cui piattaforma si godeva un eccellente panorama: ricca di monumentimodernissimi, mancava però del fascino che si eredita dalla storia.
    Volando versoRio, Giada confessò a Florinda che era molto felice di aver visitato Brasiliama che era la città che meno le era piaciuta.

6° Capitolo "e... arriva l'aurora" (13)


6


  13)
     Il lunedì, alla riapertura del cantiere,si ritrovarono tutti e, dopo i saluti e lo scambio   d'impressioni sui giorni di ferie, il lavoro riprese apieno ritmo. Gli interni erano completamente terminati ed ora si passava allerifiniture ed agli arredamenti, settori nei quali Giada primeggiava.
    I giornivolavano ma tutte le sere quando si coricava e chiudeva gli occhi, le immaginidel viaggio le si ripresentavano e le facevano compagnia fino a quando il sonnonon sopraggiungeva.
    Mattia arrivò aRio dopo tre settimane ed il venerdì sera Giada era al terminal dell'aeroportoad attenderlo. Si ritrovarono l'uno nelle braccia dell'altra e non riuscivano astaccarsi. Decisero di trascorrere i due giorni senza muoversi da Rio, standoin casa il più possibile uscendo solo per cenare.
    Il venerdìseguente Sisa sarebbe venuta a trovarla e si sarebbe trattenuta due settimane eGiada n’era felicissima. Non vedeva l'ora di riabbracciare l'amica di cui,soprattutto nei primi tempi, aveva sentito una gran mancanza. Non le aveva maiparlato di Mattia perché per telefono si raccontavano solo le cose essenzialima era sicura che l'amica avrebbe condiviso la sua felicità.
    Mattia le avevapromesso che sarebbe arrivato un venerdì mattina per poter conoscere Sisa cheripartiva nella serata.
    Quando l'amicaarrivò tutte e due si commossero tanta era la gioia di ritrovarsi: le univaun'amicizia lunga e sincera, rara a trovarsi.
    Sisa allontanòda sé Giada la guardò bene e poi:
    " Sei unoschianto! Non ti ho mai vista così bella. Hai un'aria raggiante. C'èqualcuno?"
    " Sì.Andiamo subito a casa perché dovremo parlare l’intera notte per tutto quelloche ho da raccontarti."
    " Perfetto,come ai vecchi tempi. Mi sei mancata Giada. Milano senza di te, per me, évuota."
    A Sisa piacquemoltissimo il residence ed affacciatasi al terrazzino rimase incantata.
    " Ma ésplendido! Superiore a qualsiasi attesa. Che meraviglia! E pensare che provavodispiacere per te nel saperti qui tutta sola ma tu sei in un Paradiso ed émeglio che io provi tristezza per me stessa." E ridendo abbracciò l'amica.
    Durante la cenaGiada incominciò a parlare di Mattia, di come l'aveva conosciuto, di come sierano evoluti i fatti, del loro viaggio e parlò per ore ed ore.
Sisa l'ascoltava senza parlare, attentissima al racconto dell'amica.Quando questa prese fiato le disse:
   " Da tuttoquesto fiume di parole arrivo ad una semplice deduzione: sei cotta al puntogiusto, ben biscottata e sono ultra felice per te perché é la prima volta daquando ti conosco, posso dire da una vita, che vedo questa luce nei tuoi occhi,quindi dico benedetto Mattia, uomo fortunato perché si é trovato la più dolcecreatura che esiste sulla terra."
    " Ecco lasolita Sisa che straparla per il troppo affetto ma avevo bisogno di sentirtivicina e condividere quello che provo."
    Continuarono achiacchierare fino quasi al mattino quando, stravolte, si addormentarono dicolpo.
    Si svegliaronoche il sole era altissimo ed erano affamate. Si organizzarono per il sabato ela domenica e cominciarono subito a girare per Rio perché Giada voleva farvedere a Sisa il più possibile.
    Purtroppodurante la settimana Giada era impegnatissima per il lavoro e non potevadedicarsi a Sisa ma si era accordata con Florinda che con molto piacere avevaaccompagnato l'amica nei punti più interessanti della città e dintorni.
    Al sabato ledue amiche si recarono alle cascate che entusiasmarono anche Sisa cui la naturadava grandi emozioni. Domenica arrivarono fino a Buzios dove le grosse onde leinvitarono a giocare come delfini essendo ambedue valide nuotatrici.
    La secondasettimana della sua permanenza Sisa la dedicò alla spiaggia, godendosi il mareed abbronzandosi.
    Si diederoanche allo shopping e Giada volle acquistare tanti regalini per Margherita edun bel piatto dipinto per la dolcissima Francesca.
    Solitamentealla sera uscivano a cena preferibilmente in locali dove davano spettacoli eSisa era sempre più attratta dalla simpatia ed allegria dei brasiliani.
    Naturalmente,come di loro abitudine, quando erano assieme parlavano in continuazione, vuoiperché erano state lontane tanti mesi, vuoi perché avevano sempre tantissimecose da dirsi. Le due settimane volarono per le amiche senza che se neaccorgessero ed arrivò il venerdì giorno dell'arrivo di Mattia e della partenzadi Sisa.
    Giada tenevamolto a quest'incontro perché il giudizio dell'amica era per lei importante.Andarono all'aeroporto per ricevere Mattia e la prima impressione che Sisa ebbedi lui fu positiva. Oltre all'aspetto fisico piacevole, il suo conversare eraintelligente ed interessante; molto gentile senza essere affettato e quandoparlava i suoi occhi non mollavano per un attimo quelli del suo interlocutore.
    Mattia sirivolse a Sisa:
    " So chesei grand’amica di Giada ma, credimi, anch'io ti conosco bene: potreiraccontarti episodi ed aneddoti della tua infanzia ed adolescenza che magari tustessa non ricordi più. Sei stata molte volte la protagonista dei nostridiscorsi."
    " Miauguro che la mia amica" rispose Sisa " non ti abbia fuorviato perchédevi sapere che la più spiritosa e birichina delle due é stata sempre lei. Eralei che mi trascinava ed io la seguivo come un cagnolino!"
    " Chiamalacagnolino" intervenne Giada " caso mai un mastino napoletano! Quandoqualcosa non le andava ti si piazzava davanti, ti sfidava e cresceva di almenoventi centimetri."
    " Perforza! Altrimenti la tua sopraffazione sarebbe stata completa ed io, poveratapina, sarei stata da te fagocitata." Si difese divertita Sisa.
    " Noto cheil vostro rapporto dev'essere stato tutt'altro che monotono" rise Mattia" e v’invidio perché io non ho mai avuto un vero amico."
    Rientrati a casa di Giada e rimaste sole per un attimoSisa fece i complimenti all'amica augurandole che fosse l'uomo del suo futuroin quanto le era sembrato maturo, dolce e sincero.
    Ripartita Sisa,trascorsero un tranquillo fine settimana, uscendo poco ed amandosi molto.
    In settembreMattia venne due volte. La prima volta andarono a Sao Paulo e la secondatornarono al Corcovado dove si erano conosciuti.
    Sao Paulo liimpressionò per l'immensità, il traffico e per il brulicar di gente la più eterogeneache avessero trovato in Brasile. Infatti qui tutte le razze da quelleamericane, europee, africane ed asiatiche erano ben rappresentate.
    Il lorogalattico albergo era situato nella parte sud dove si ergevano altigrattacieli, splendidi alberghi e vi erano tutte le banche del mondo.
    Ogni comunitàaveva il suo quartiere che, con la propria tradizione e cultura, era bensimboleggiata.
    Era una cittàdove trovavi in ogni persona la gioia di vivere che, comune in tutti ibrasiliani, qui era più evidente.
    Gran vitanotturna ma anche sede di grande cultura, lo dimostravano i vari musei, teatried università.
    Giada apprezzòopere architettoniche di raro valore e di diversi stili.
    Cercarono diconoscerla il più possibile ma la città era talmente estesa che ne conobberosolamente una minima parte ma convennero che era veramente interessante.
    La seconda gitaal Corcovado fu l'ultima che fecero insieme perché la settimana successivaMattia sarebbe ripartito per l'Italia.
    Da quell’incantevoleposto che dominava tutta Rio de Janeiro, restarono ancora estasiati davantiallo spettacolo che si offriva ai loro occhi. Rimasero abbracciati, commossi,senza parlare perché la loro storia era iniziata lì e finiva anche un periodomeraviglioso: tutti e due pensavano se in Italia sarebbe stato lo stesso o sequalcosa avrebbe potuto guastare la loro perfetta intesa.
    Il dieciottobre Mattia partì ed al momento di lasciarsi Giada aveva il cuore cosìpesante che le sembrava non potercela fare. Vedendola tanto disperata, Mattia,cercò di consolarla rammentandole che in fondo la loro lontananza era di brevedurata: a dicembre lei sarebbe tornata e tutto sarebbe stato come prima con illoro amore al primo posto.
    Guidando versocasa Giada decise che in quei due mesi avrebbe fatto tante di quelle cose cheil tempo sarebbe volato ed il giorno della partenza sarebbe stato vicinissimo.
    Appena sbarcatoa Milano Mattia la chiamò e fu dolcissimo confidandole che per tutto il viaggionon aveva cessato un attimo di pensare a lei.
    Questatelefonata ebbe il potere di rasserenarla.

"e... arriva l'aurora" (12)


12)
      Sopra al villaggio volavano uccelli di tutti i tipi e Giada, ancora unavolta, costatò quanto fosse ignorante in materia di flora e di fauna. Vicino aloro c'era un ficus enorme e Giada sorrise pensando a quello che aveva a Milanoe le sembrava tanto bello. In questo colpiva, oltre all'enormità delle foglie,la lucentezza che lei, neppure con il lucidante, aveva mai ottenuto. Seduta conMattia all'ombra di una gigantesca pianta, assistendo al pranzo degli Indios edella guida, la bimbetta dell'amuleto venne vicino a Giada, si accomodò accantoa lei e le prese una mano.
    " Me laporterei via con me, questo cioccolatino!" disse a Mattia.
    E lui:
    " Efaresti la sua infelicità."
    " Sì, locapisco ma é talmente carina!" e mentre parlava la bimba continuava aguardarla estasiata e stette con loro fino al momento del ritorno.
    Ripresero lavia della foresta e più che mai gli occhi di Giada scrutavano per non perderenulla. Varie volte chiese a Mattia di filmare le scimmie che giocavano, lefarfalle che volavano, gli uccelli colorati e gli splendidi fiori. Tornati inItalia avrebbero rivisto i filmini cercando di rivivere insieme tutte questeemozioni anche se non sarebbe stata la stessa cosa.
    Risaliti inaereo tornarono a Manaus rituffandosi nella così detta civiltà ma nel cuore diGiada ci sarebbe stato sempre un angolino con quel pezzo d’Amazzonia che tantoprofondamente l'aveva impressionata.
    Alla sera dopocena Giada era più stremata dalle emozioni provate durante il giorno che dallastanchezza fisica, mentre Mattia, abituato a vivere in quell'ambiente era moltomeno stanco. Andarono a letto presto e Giada, appena coricata, si addormentò dicolpo con un'espressione beata sul viso. Mattia rimase un po' a guardarla: nongli sembrava vero che una creatura così bella, sensibile e dolce potesse esseresua e lui l'amava profondamente. Si chinò a sfiorarle la fronte con un bacio elei, come se lo avesse sentito, sorrise.
    Il mattinosuccessivo affittarono una canoa con due uomini che remavano e s’inoltraronolungo uno dei tanti corsi d'acqua. Era assordante il verso dei pappagallini edegli altri uccelli e, navigando vicino alla sponda, si potevano osservareanimali di varie specie. Quelli che più d'ogni altro colpirono Giada furono icoccodrilli. Ce n'erano tantissimi che sembrava dormissero o sulle rive o afior d'acqua e parevano innocui ma Mattia le spiegò che, al minimo sentore, sisarebbero di colpo risvegliati pronti ad annegare e stritolare qualsiasi cosagli fosse loro capitata a tiro con quella 'boccuccia' così delicata. Erano di varielunghezze ed anche qualche esemplare. Non si poteva certamente sostenere chefossero animali dall'aspetto gradevole e quegli strani occhi e le bocche aperteche mettevano in bella mostra aguzzi denti risvegliarono in Giada i brividialla schiena. Fu contenta quando la canoa si allontanò. Mattia le raccontò chepoco distante vi erano i piranha e lei fu ben felice di non vederli perché, ilsolo pensiero che questi pesci di media grandezza possano spolpare un bovino inpochi minuti lasciandone solo la carcassa, la inorridiva.
    La rasserenò,al contrario, l'incontro con i delfini rosa d’acqua dolce chiamati Boto che, laragguagliò Mattia, per alcune tribù d’Indios avevano poteri magici.
    Arrivarono inun punto dove le acque formavano un piccolo lago che era interamente coperto dafoglie rotonde di quasi un metro di diametro, sulle quali nascevano deibellissimi fiori che, appena sbocciati erano bianchi ma che con il passaredelle ore diventavano prima rosa chiaro e poi rosa intenso.
    Fortunatamenteanche questa volta non vide serpenti ma le emozioni che si erano susseguitenella mattinata le erano bastate.
    Quandorientrarono in albergo, dopo una doccia ristoratrice, fecero l'amore con tantapassione come se tutte le forti sensazioni accumulate durante la gitaesplodessero.
    Era l'ultimasera che passavano a Manaus: l'indomani pomeriggio Giada sarebbe ripartita perRio e Mattia per la foresta che distava circa una settantina di chilometri anord ovest di Manaus.
    Cenarono,andarono in un locale notturno e ballarono fino alle ore piccole cercando didivertirsi il più possibile per non pensare che questa loro splendida edindimenticabile vacanza era finita.
    Il pomeriggiodopo, all'aeroporto, Giada aveva gli occhi lucidi: le costava molta faticalasciare Mattia del quale era veramente innamorata.
    " Giada,grazie." Le disse Mattia " Vivo da un anno in questa zona ma misembra d’averla conosciuta solamente ora attraverso i tuoi splendidi occhi. Mihai contagiato con il tuo entusiasmo e mi hai permesso di provare emozioni cheprima mi erano sconosciute. Sappi che ti amo, ti amo, ti amo."
    " Anch'ioti amo Mattia e sono io che ti devo ringraziare. Questi giorni trascorsiinsieme sono stati meravigliosi e mi hanno convinta che sarà molto dura startilontano."
    Li unì unlunghissimo bacio e Giada dovette scappar via perché l'aereo stava per partire.
    Erano lediciotto e il sole all'equatore tramonta a quest'ora. Il colore del cielocangiava in continuazione e Giada contemplava questa metamorfosi. Seduta nellasua poltroncina riviveva i giorni passati che le sembravano lunghissimi pertutto quello che aveva visto e nello stesso tempo volati per l'intensità concui erano stati vissuti. Mattia era stato l'uomo, l'amico, l'amante perfetto ementre pensava a lui le pareva che il cuore si gonfiasse nel petto.

"e... arriva l'aurora" (11)


11)
    Dopo circa dueore sbucarono in un spiazzo dove era situato il villaggio.
    Mattia le avevaspiegato che gli Indios in Amazzonia sono formati da moltissimi gruppi etnicidi razze e lingue completamente diverse come diversi erano usi e costumi. Luiconosceva alcuni dialetti indios in quanto da circa un anno lavorava con Indiosdi vari gruppi e riusciva a capire e farsi capire da loro.
    Il villaggioera formato da una dozzina di capanne di forma conica disposte a circolo ed alloro arrivo gli abitanti, circa una trentina, si fecero loro incontro. Davantia loro un anziano, evidentemente il capo, attorno a lui gli uomini ed ai latile donne con i bambini. Mentre gli uomini indossavano gonnellini di juta edavevano i capelli neri lisci tagliati a caschetto, le donne ed i bimbiportavano gonnellini di paglia ed erano acconciati con penne colorate e leguance dipinte con segni rossicci.
    Giada aspettavasolo che da una capanna uscisse lo stregone, la legasse ad un albero e poi lacucinasse. Le sembrava di vivere in un sogno: sogno bellissimo che stavafacendo con accanto Mattia che le cingeva la vita. Guardandosi intorno quelloche la colpì maggiormente furono i bimbi ed in modo particolare l'espressionetra il serio ed il curioso dei loro occhi.
    Faceva moltocaldo e Giada sentì il bisogno di togliersi il cappello e di colpo i lunghicapelli le caddero sulle spalle. Immediatamente sentì addosso tutti gli occhidegli Indios che la guardavano stupiti: evidentemente non avevano mai visto deicapelli color tiziano ed il fatto li colpiva molto. José assisteva alla scenadivertito, non aveva ancora parlato e nessun indigeno si era rivolto a lui.
    Mattia disse aGiada:  
    " Stregatianche gli indigeni!" poi rivolgendosi a loro: " Di che tribùsiete?" chiese sperando che lo capissero.
    Gli Indios siguardarono fra di loro e quello che doveva essere il capo disse un nome, Mattiascoprì così che era la stessa tribù di un suo collaboratore. Scambiarono alloraqualche parola e ad un certo punto un ragazzino gli chiese che cosa avesse intesta Giada. Ridendo gli rispose che erano i suoi capelli, al che questi glichiese se poteva toccarli. Istintivamente, senza pensarci, Mattia acconsentì edi colpo Giada si trovò circondata da donne e bambini che le toccavano icapelli al contrario degli uomini che rimanevano immobili. Le sfioravanodelicatamente la testa e si soffermavano sui riccioli. Una bimba, forse la piùpiccola, dopo averglieli toccati si guardò le manine convinta che il coloregliele avesse tinte. Un'altra invece le passò lievemente le dita sullelentiggini del viso che evidentemente le erano sconosciute. Tutta questascenetta fu ripresa da Mattia che non perdeva occasione per filmare Giada.Prese poi dal suo zaino della gomma da masticare e la diede a tutti i bambini eGiada, ricordandosi di avere delle caramelle, fece altrettanto. I bimbi furonofelici perché senz'altro conoscevano bene sia le une sia le altre. Aprendo ilsuo zainetto per prendere le caramelle trovò un fazzoletto rosso a cuoricinibianchi e, senza pensarci, lo prese e lo mise al collo della bimba che le avevatoccato le efelidi. La bambina corse via e Giada rimase dispiaciuta pensando diaver fatto qualcosa di sbagliato ma poco dopo questa tornò con un piccolooggetto e glielo porse; lei non capì cosa fosse ma gradì l'atto, le sorrise ele accarezzò una guancia. In seguito Mattia le spiegò che era un'unghia discimmia, un amuleto al quale gli Indios tenevano molto perché, secondo loro,dotato d’influssi magici.
    A questo puntointervenne José, parlò agli ospiti i quali si diressero verso le loro capanne elui disse ai turisti di seguirli. Giada si chiese come si potesse vivere inquelle condizioni per noi impensabili ma dovette ammettere che da questa genteemanava una tranquillità, una serenità che l'uomo bianco non poteva comprendere.Ricordò tutto quello che aveva visto e letto in merito al problema degli Indiose condivise in pieno la teoria che per questa gente la nostra civilizzazionevuol dire perdita della loro identità.
    Gli ospitioffrirono loro delle frittelle fatte di manioca e Giada guardò Mattia perchiedere aiuto: non avrebbe assolutamente potuto ingoiare quel cibo. Lui allorarivolgendosi al capo gli fece capire che lei durante il giorno non mangiava maie solo quando calava il sole si nutriva. Il capo la guardò quasi con deferenzaed ammirazione e tutto finì lì. Mattia assaggiò appena, i francesi feceroaltrettanto. José, al contrario, ne mangiò parecchie: indubbiamente leconosceva e sapeva di potersi fidare.

5° Capitolo "e... arriva l'aurora" (10)


5


    10)
     A metà luglio, un mercoledì, Giada salì su un aereo per Belem dove Mattia l'attendeva. Era partita da Rio che il sole splendeva ma, man mano che si avvicinava a destinazione, nuvole nere si addensavano nel cielo. Arrivò all'aeroporto che diluviava. La pioggia cadeva con un'intensità tale che erano bastati pochi minuti per essere bagnata fradicia. Il tempo necessario per abbracciare Mattia che di colpo il cielo si rasserenò e a Giada, che guardava sorpresa questo inatteso e repentino cambiamento, lui disse:
    " Benvenuta all'equatore! Abituati a questi mutamenti perché qui siamo in un altro mondo."
    Il sole calò presto ed improvvisamente scese la sera.
    Mattia aveva prenotato una camera in un modernissimo albergo in quanto la città era meta di turisti da tutto il mondo, attratti dall'Amazzonia.
    Non fece in tempo ad uscire dalla doccia che Mattia la stringeva e la portava verso il letto e, come tutte le altre volte li coinvolse una profonda passione.
    Alla sera dopo cena passeggiarono per la città chiamata la 'Porta dell'Amazzonia'. Attraversata da larghi viali fiancheggiati da enormi alberi di mango con effetti architettonici che interessarono molto Giada per il loro contrasto: alti e modernissimi grattacieli vicini ad edifici antichi ed imponenti. Città molto confortevole e, passeggiando per il centro, non ti fa minimamente pensare che la sua periferia sia la giungla.
    La mattina seguente sarebbero saliti su una nave che in cinque giorni di navigazioni li avrebbe condotti a Manaus.
    Giada era eccitatissima e non riusciva a prendere sonno. Uno dei suoi sogni si stava avverando: era in Amazzonia.
    La nave era piccola e scivolava lentamente sul grande Rio delle Amazzoni, occupavano una cabina a due letti ma moltissima della gente che faceva l'escursione avrebbe dormito per cinque notti sui ponti.
    Cominciò la quieta navigazione attraverso la foresta e Giada aveva gli occhi incollati sulle rive e quasi non respirava. Mattia, munito di binocolo e cinepresa, la osservava e gli sembrava una bimba che guarda l'albero di Natale appena addobbato. Tutto gli piaceva di lei, la sua sensibilità, il suo entusiasmo e la sua semplicità. Indossava dei pantaloncini corti blu con una camicetta azzurra ed i suoi splendidi capelli le scendevano lungo le spalle. Mattia notava gli sguardi ammirati che gli uomini le lanciavano ma Giada, appoggiata al parapetto della nave, stringendo il suo braccio, era così concentrata sul panorama da non accorgersi di nulla. Tante volte lui l'aveva osservata mentre era seguita da occhiate colme d'interesse ma lei le aveva sempre ignorate.
    I versi di una miriade d’uccelli fra cui una grande quantità di pappagallini, uniti ai versi delle scimmie, creavano un gran frastuono che improvvisamente e contemporaneamente cessava all'imbrunire il cui silenzio era rotto solo dal verso dei tucani.
    Il fiume era largo ed in alcuni punti così enorme da sembrare un lago.
    Il caldo era afoso ed umido ma, stando all'ombra sul ponte della nave, si poteva resistere. Solo un pomeriggio scoppiò un temporale così violento da far paura: le acque del fiume cambiarono colore ed il cielo divenne prima giallo e poi nero. Con la stessa velocità con la quale era scoppiato, cessò e tutt'intorno la natura riprese a vivere.
    Le notti equatoriali invitavano a far l'amore ed il rullio della barca sembrava cullarli e loro due ne approfittarono spesso.
    Al quinto giorno arrivarono a Manaus, città completamente diversa da Belem per stile e tipo di vita, interamente circondata dalla foresta.
    L'albergo prenotato da Mattia era molto comodo e vicino al Teatro dell'Opera costruzione molto interessante architettonicamente per il suo stile neoclassico.
    Il giorno dopo risalirono su un altro battello che li condusse al punto dove il Rio Grande s'incontra con il Rio Solimoes ed il fenomeno che colpisce è che le due acque non si fondono e per alcuni chilometri restano di diverso colore. La potenza delle acque é imponente per l'apporto di tutti i numerosi affluenti malgrado il fiume scorra senza pendenze. Se Giada avesse dovuto esprimersi con un aggettivo avrebbe detto che era maestoso e tutto quello che finora aveva visto non aveva deluso le sue aspettative.
    Il mattino successivo, alle prime luce dell'alba, salirono su un aereo da turismo per un'escursione nella foresta.
    Giada era emozionatissima ed in lei si era risvegliato lo spirito di avventura che l'aveva sempre pervasa.
    Il velivolo sorvolò la foresta per più di un'ora e lei sembrava incollata al finestrino: non voleva perdere neppure un minuto d'osservazione. Sotto di loro una enorme massa verde interrotta ogni tanto da qualche spiazzo.
    Atterrarono in una piccola radura su un terreno non propriamente piano e gli scossoni si sentirono. A bordo con loro, oltre al pilota, c'era la guida e due coppie di giovani francesi.
    Dovevano percorrere un tratto di foresta per andare a visitare un piccolo villaggio di Indios. Si misero in fila indiana, la guida davanti, dietro a lui Giada poi Mattia e per ultimi i francesi. Si erano attrezzati per questa esplorazione e lei aveva seguito i consigli di Mattia che ben conosceva la zona: pantaloni lunghi di tela chiara, camicia con maniche lunghe rimboccate, scarponcini di tela ed aveva racchiuso la chioma sotto ad un cappello di tela a tesa abbastanza larga. Si era unta con un repellente per eventuali punture d'insetti e lo zainetto sulle spalle.
    Camminando, il suo sguardo era concentrato su tutto quello che la circondava. Aveva visto molti documentari girati in Amazzonia ma essere di persona in questa meravigliosa flora con piante di tutti i generi fra scimmie e scimmiette che si lanciavano urlando da un ramo ad un altro, pappagallini multicolori che garrivano e fiori di colori splendidi che crescevano su liane e s'intrecciavano fra una pianta e l'altra, era un'emozione intensissima. L'unico suo timore erano i serpenti e poiché, aveva una volta assistito ad un filmato dove questi restavano penzoloni sui rami, continuava a guardar per aria perché era sicura che se ne avesse visto uno sarebbe crollata al suolo come un sasso: aveva il terrore di tutto ciò che strisciava. Quando era ragazzina, con grande apprensione dei suoi, molte volte si avventurava sola nei boschi per scoprire piante nuove o fiori o le orme di qualche animale ma una volta che vide a poca distanza da lei una vipera che la stava guardando rimase impietrita ed un senso di gelo le bloccò la spina dorsale. Fortunatamente la vipera si allontanò ma quella sensazione terribile si ripeté in lei tutte le volte che vide strisciare anche la più piccola biscia.
    C'erano punti di buio perché la vegetazione era così fitta da non lasciar filtrare i raggi del sole e poi piccole radure dove volavano farfalle dalla bellezza e dai colori indescrivibili.
    Mattia che la seguiva, spesso le dava spiegazioni di quello che incontravano e per farle sentire la sua presenza come a proteggerla, o le toccava una spalla o le metteva le mani sulla vita.
    La guida era un aitante ragazzo brasiliano con occhi neri e vivacissimi ed un sorriso che metteva in mostra bellissimi denti. Ogni tanto si girava per dire qualcosa o per rispondere a qualche domanda ma i suoi occhi li indirizzava su Giada. Ad un certo punto Mattia le sussurrò in un orecchio:
    " Visto come ti guarda devo solo sperare che durante il giorno non mi voglia eliminare per avere il campo libero. Anche nella giungla hai il potere di stregare gli uomini."
    " Non ti preoccupare, se si avvicina a te lo stendo con una mossa di karatè: da quando siamo entrati in questa foresta, forse a causa dell'ossigeno e dell'aria non inquinata, mi sento forte come una leonessa pronta ad affrontare qualsiasi pericolo." e ridendo fece con il braccio e la gamba una mossa di lotta giapponese che le aveva insegnato un suo amico, maestro di arti marziali.
    In quello stesso istante la guida, che si chiamava José, la vide, batté le mani e scoppiò in una sonora risata.
    I francesi che dall'inizio del cammino avevano continuamente parlato fra di loro li guardarono con aria interrogativa perché non avevano capito nulla. Nessuno di loro tre diede spiegazioni e la carovana proseguì.

sabato 12 gennaio 2013

"e... arriva l'aurora" (9)


9)
    La settimana era quella di Pasqua eMattia arrivò al giovedì e tutti e due erano felici di poter trascorrere cinquegiorni insieme.
   Venerdì e sabato conla macchina si diressero a Buzios a nord di Rio nella penisola di Armaçao. Erauna costa bellissima ricca di insenature e scogli; era soprannominata la SaintTropez brasiliana. La strada panoramica collegava tutte le spiagge. Loroscelsero la spiaggia della tartaruga così chiamata per la forma di uno scogliosemi sommerso. Il posto era suggestivo ed i pescatori ti offrivano le ostrichefresche mentre facevi il bagno. Non erano certamente le acque calme diCopacabana o Ipanema ma sia Giada che Mattia erano ottimi nuotatori.
    La zona éfrequentata da molti italiani che hanno qui costruito un rifugio dorato e daricchissimi brasiliani.
    Cenarono in unristorante francese e terminarono la serata in una discoteca che era gestita daun italiano di origine genovese che si sedette al loro tavolo e raccontò lorola vita del posto. Spiegò che Buzios era frequentata da ricchi stranieri fracui molti americani che avevano qui trapiantato parte della dolce vitahollywoodiana.
    Il sabato serarientrarono a Rio per trascorrere a casa il giorno di Pasqua.
    Giada, pertradizione di famiglia, aveva preparato nei giorni precedenti delle uova sodecolorate che aveva successivamente dipinto con soggetti vari; ne aveva cotteuna dozzina e riposte nell'armadio.
    La domenicamattina, dopo una notte indimenticabile per la loro intesa sempre perfetta,mentre Mattia ancora riposava, Giada si recò in cucina per organizzare ilpranzo. Tolse dal frigor la carne già pronta ed affettata e la ricoprì di salsatonnata e guarnì artisticamente il piatto di portata con sottaceti e pomodori.Anche l'insalata primavera era pronta e solo da condire; i tramezzini perantipasto che avrebbe infornato per pochi minuti. Al momento avrebbe cotto lapasta con il pesto precedentemente approntato. Apparecchiò in soggiorno con unabella tovaglia gialla e come centrotavola il piatto delle uova dipinte.
    Ad un certopunto sentì suonare il campanello e si stupì di non aver udito in precedenza ilcitofono. Aprì la porta e, posato sul tappeto, trovò un enorme cesto stracolmodi frutta tropicale. Era una gioia per gli occhi e per l'olfatto perché unprofumo inebriante si sprigionava dal cocco, dalle banane, dagli ananassi,dalle arance, dai meloni e da altri frutti. Passato il primo attimo di sorpresacercò di prendere il cesto ma riuscì solo a trascinarlo in anticamera. Sopraalla frutta vi era un biglietto con scritto: 'Buona Pasqua - Franco Bragas efamiglia'. Si ricordò allora delle parole di Gabriel in merito allariconoscenza dei brasiliani: Franco era l'operaio che si era infortunato.
    Stava scartandouna colomba alle mandorle, che aveva acquistato in una pasticceria italiana,quando si sentì afferrare alle spalle da Mattia che da qualche minuto la stavaosservando sulla soglia della cucina. Giada indossava una cortissima camiciatrasparente che, in controluce, non nascondeva nulla. Le mani di Mattiacominciarono ad       accarezzarla e, partendo dalcollo, lentamente scendevano. Lei ebbe solo il tempo di dire:
    " Maquesto non é leale..." che la bocca di lui sopra la sua le impedì diproseguire.
    Se qualchetempo prima qualcuno avesse detto a Giada che si può fare l'amore incontinuazione provando sempre più gioia, lei gli avrebbe riso in faccia: per lasua esperienza avuta con Alessandro, non avrebbe mai pensato che l'amorepotesse essere così. Lei si era sempre considerata una ragazza abbastanzafredda ma ora scopriva che in lei c'era nascosta tanta passionalità che dovevasolo essere espressa e Mattia era riuscito a farla esplodere.
    Infinepranzarono con tanto appetito ridendo anche di cose sciocche e tutti e dueconvennero che avevano trascorso la più bella Pasqua della loro vita.
    Non uscirono eper tutto il pomeriggio rimasero in completo relax a chiacchierare.Raccontarono ognuno un po' della propria vita perché fino ad ora sapevano pocol'una dell'altro. Forse perché erano tanto lontani dall'Italia vivevano la lorostoria in un modo esclusivo come se nessun altro vi potesse entrare: néaffetti, né amici.
    Giada parlò alungo dei suoi genitori, di come li aveva persi e, brevemente, della storia conAlessandro. Mattia espresse il suo dispiacere per i genitori ma non fececommenti di alcun genere sul comportamento di Alessandro, cosa che lei gradìmolto.
    Lui raccontòche con i suoi non aveva mai avuto un rapporto idilliaco perché non l'avevanomai saputo comprendere. Era stato fin da ragazzo uno che voleva spazio, chevoleva vivere la vita a modo suo anche in maniera avventurosa e loro lo avevanosempre osteggiato in tutti i modi. Il padre, dottore in chimica, era undirigente di una casa farmaceutica ed ancora lavorava. La madre, casalinga,dedita a canaste e pseudo beneficenza. Conducevano una vita molto agiata.Ultimamente i loro rapporti erano migliorati ma impossibile recuperare il tempoperduto anche perché loro avevano troppo interferito nella sua vita facendolo moltosoffrire.
   Giada gli domandòcome mai non si fosse sposato o se avesse avuto qualche storia importante.Mattia le rispose che, essendo sempre in giro per il mondo, non aveva trottavoil tempo per sposarsi ed aveva avuto qualche relazione più o meno lunga masenza importanza.
    Del loro futuronon avevano mai parlato, si dissero solo che era stato un regalo del cieloaverli fatti incontrare.
    Ad un certopunto Mattia guardandola seriamente:
    " Saitesoro, quale sarebbe il mio sogno?"
    " Dimmi."
    " Vivereper sempre solo con te, qui in Brasile lontano da tutti!"
    " Oh, noMattia! Io adoro il Brasile ma sarò felicissima quando rientrerò in Italia e tusarai già là ad aspettarmi."
    " Hairagione amore, ogni tanto si sogna ad occhi aperti."
    " PensiMattia che quando saremo tutti e due in Italia la nostra storia potràcontinuare? Lo vorrei sapere per prepararmi a quello che mi aspetta. Non mipiacciono le sorprese e vorrei conoscere le tue intenzioni."
    " Pensoche tu stia scherzando o non hai capito nulla! Poiché sei una ragazzaintelligente credo che tu abbia voluto dire una battuta. Come puoi anchelontanamente immaginare che la nostra storia finisca? Io ti amo profondamente esono talmente preso da te che già penso con terrore a quando dovrò aspettarti aMilano per due mesi: non so se ce la farò."
    " La miaera semplice curiosità perché non abbiamo mai neppur sfiorato l'argomento delnostro futuro. Non pensare che con questo discorso io ti voglia legare ancheperché io stessa ho paura d'impegnarmi, malgrado in questo momento, non possoconcepire un futuro senza di te. Anch'io ti amo e vorrei stare con te il piùpossibile. Mi spaventa però considerare come sarà la nostra vita quandotorneremo nella normalità di tutti i giorni perché ora, nonostante il lavoronon indifferente, mi sembra di essere in vacanza. A Milano io, a Como tu, conla routine della vita giornaliera potremo avere ancora dei momenti così felici,così speciali come abbiamo ora? Sei sicuro che non cambierà nulla?"
    " Amore,dipende solo da noi. Se i nostri sentimenti saranno gli stessi di ora, nessunaroutine, alcuna difficoltà, li potrà ostacolare e noi faremo in modo di nonfarci condizionare da niente e da nessuno. Ora fammi uno dei tuoi più beisorrisi che me lo devo imprimere nella mente e mi deve durare per quindicigiorni."
    Giada non sologli sorrise ma lo abbracciò e tutto fu suggellato da un bacio a lungometraggio.
   
    Durante maggioe giugno Mattia veniva regolarmente ogni due settimane a Rio e, con i consiglidati a Giada da Gabriel, giravano nei dintorni della città e nella regione.Normalmente dormivano nell'appartamento ma quando la distanza era maggiore sifermavano in albergo.
    Molto romanticofu il fine settimana trascorso a Parati, a sud di Rio, con una lussureggiantevegetazione alle spalle e da qui fino ad Angra dos Reis dove, tantissimeubertose isolette la circondavano e mentre navigavano su una piccolaimbarcazione diretti verso l'Ilha Grande su cui vi era un vecchio rifugio dipirati, i delfini, sempre giocherelloni, li seguivano saltando vicino a loro espruzzandoli con l'acqua.
    In cantiereavrebbero interrotto il lavoro a luglio per circa dieci giorni e Mattia proposea Giada di raggiungerlo in Amazzonia, invito che la entusiasmò perché, fin daibanchi di scuola, era stata attratta da questa foresta in molti punti ancoravergine e definita da molti 'Paradiso naturale' .
    " Nonpensare neppure lontanamente che io ti possa condurre dove lavoro perché quellonon é certamente posto per fanciulle come te ma m'impegno a farti vivere giorniche non dimenticherai. Attrezzati come si deve e le emozioni non mancheranno.Faremo l'amore sotto secolari piante tropicali su terreni dove non filtra ilsole o su barche che navigano in mezzo ad enormi fiori acquatici o in bilico suqualche ponte fatto di liane. Sarà entusiasmante e farà parte dei nostrimagnifici ricordi legati al Brasile. Quando saremo vecchi ti dirò 'baby, tirammenti quella volta che durante un amplesso amoroso un coccodrillo ciguardava con occhi languidi?' " e così dicendo si era incurvato, tremava ebalbettava e l'imitazione era talmente divertente che Giada scoppiò a ridere e,con voce  querula:
    " Ed io tirisponderò 'no quello non lo ricordo ma mi sovviene quella volta che mentrecamminavamo nella foreste, all'improvviso, una bella scimmietta calatasi da unapianta ti abbracciò e ti baciò e tu, orgoglioso del tuo successo, mi guardastie mi dicesti che il tuo fascino era efficace in tutte le parti del mondo.' "
    Questa fu lavolta di Mattia a ridere di gusto: erano felici perché già pregustavano tutti igiorni che avrebbero trascorsi insieme.