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Cenarono nello
stesso locale della sera prima ed anche quella fu una serata amabile. Geo raccontò
di sua sorella Roberta, del cognato Tomaso dentista e dei tre nipoti: Filippo
dieci anni, Sandro otto e Valentina, la cocca di tutti, solo tre. Confessò a
Giada che pur volendo bene ai due maschi lui aveva un debole per la bimba che
ricambiava in pieno il suo affetto e non nascose che la viziava oltre misura.
Giada parlò del
suo lavoro ma soprattutto del viaggio in Brasile e Geo, che era andato alcune
volte in questo paese esclusivamente per lavoro, imparò a conoscerlo attraverso
il suo racconto. Quella sera gli occhi di Giada erano viola e mentre spiegava
le sue esperienze vissute una luce particolare li illuminava. Da come lei si
esprimeva, Geo intuì che il periodo brasiliano doveva essere stato per lei
particolarmente felice e non solo per l'ospitalità dei suoi abitanti. Questa
sua impressione venne avvalorata quando a Giada, raccontando la gita in
Amazzonia presso gli Indios che le toccavano i capelli credendoli colorati,
scappò detto:
" Ci siamo
divertiti moltissimo!" che subito corresse in " Mi sono divertita
moltissimo."
Geo fece finta
di nulla e neppur per un attimo pensò di chiederle se era andata sola o in
compagnia.
Percorsero la
strada verso l'albergo parlando di vari argomenti ma senza filosofeggiare. Al
portiere che dava loro le chiavi delle stanze, Giada chiese:
" Per
cortesia sa a che ora é domattina la messa a San Francesco o a Santa
Chiara?"
" Alle
otto a Santa Chiara, alle otto e trenta a San Francesco." Le rispose
l'uomo.
"
Grazie!" poi rivolgendosi a Geo " Andrò a Santa Chiara."
Avviandosi
all'ascensore Geo le domandò se era abituata a prendere la messa.
"
Purtroppo no." Disse lei " Non sono molto praticante ma quando posso
e ne sento il bisogno vado in chiesa."
" Ci
vediamo qui alle nove e se posso ti vengo a prendere all'uscita della
chiesa."
" Grazie!
Se poi entri a dire una preghierina, il Padreterno non se ne avrà a male."
"
D'accordo!" rispose ridendo Geo.
Alle otto in
punto Giada si sedeva in un banco della Basilica dedicata all'amica fraterna di
San Francesco.
Nella chiesa
c'era tanta misticità e la luce filtrava dai rosoni colorati illuminando
l'altare. Giada non conosceva le preghiere o non le ricordava ma tutte le volte
che entrava in chiesa si metteva a parlare con Gesù convinta che Lui la
sentisse. Lo ringraziò di quello che aveva, di godere buona salute e di poter
contare su tante persone che le volevano bene. Lo pregò di salvaguardarla e
senza pensarci Gli chiese di proteggere Mattia e dargli serenità e felicità.
Era la prima volta che lo inseriva nelle sue preghiere e, pensando a lui,
grosse lacrime scesero sul viso. Sentì la benedizione del prete perché, senza
che se ne rendesse conto, la messa era terminata. Si alzò, fece per uscire dal
banco e vide Geo che in piedi l'aspettava. Lui le fece un gran sorriso, prese
dalla tasca un fazzoletto e glielo porse. Giada lo ringraziò con un cenno del
capo, si asciugò ed uscirono silenziosi.
Geo la condusse
in un bar dove, seduti ad un tavolino in un giardino, presero un cappuccio.
" Senti
Giada, " chiese Geo "ritieni che dobbiamo tornare alla casa? Ti manca
ancora qualche cosa da vedere o da misurare?"
" No, Geo.
Io ho finito."
" Ti
volevo proporre di andare alle Fonti del Clitunno, pranzare a Spoleto e poi
rientrare a Milano."
"
Programma invitante: le dolcissime Fonti del Clitunno."
Ritornati in albergo fecero i bagagli mentre Attilio preparava la
macchina, quindi si diressero ad andatura turistica verso la nazionale per
Foligno. Come deciso si fermarono alle Fonti dove fra salici ed acque sarebbe
stato riposante passeggiare se non vi fossero stati una quantità di pullman di
turisti austriaci che avevano letteralmente invaso la zona. Senza scambiarsi
neppure una parola, scoppiando a ridere contemporaneamente, risalirono in auto
e si diressero verso Spoleto. Camminarono un poco in questa interessante
cittadina, ammirando monumenti antichi e rovine romane ma, poiché in quel
periodo c'era il Festival dei Due Mondi, intenso era il movimento turistico.
Geo propose
allora di pranzare a Monteluco, il monte che sovrasta la città, dove
fortunatamente mangiarono in un ristorante con terrazzo ombreggiato e fresco
davanti ad un tranquillo paesaggio in cui faceva da cornice un bosco di lecci
dai tronchi grigi.
Ripartirono per
Terni dove presero l'autostrada per Milano. Durante il viaggio Giada si
appisolò e fu risvegliata dal trillo del portatile e, per la prima volta, sentì
la voce di Geo diventare dura e tagliente quando rispose:
" No, non
c'è niente da fare! Al ministro ho già detto di no e non cambio certo idea. Se
non l'ha ben capito digli di telefonarmi che glielo ripeterò: mi viene il
dubbio che sia sordo o non capisca l'italiano."
Vedendo che
Giada si era svegliata:
" Scusami
Giada, mi dispiace. Dormivi così bene."
" Ti
chiedo scusa io per essermi addormentata. Non mi succede mai ma penso che sia a
causa di quel vinello fresco che ci hanno propinato. Piuttosto mi spiace per te
che vedo ti sei inquietato."
" Quando
ci sono di mezzo i politici, ci s’inquieta sempre. Sono tutti convinti che sia
lecito fare tutto quello che vogliono loro e sono certi che tutti li debbano
accontentare: purtroppo per loro io non sono uno di quelli; se vogliono é così
altrimenti ne mettano un altro al mio posto che, tutto sommato, mi farebbero un
gran piacere."
Davanti al
portone di Giada, Geo scese, l'accompagnò e la ringraziò per avergli permesso
di trascorrere due giorni stupendi. Giada fece altrettanto e lo assicurò che
appena possibile avrebbe cominciato a studiare le varie soluzioni per la casa e
poi lo avrebbe chiamato.
Si scambiarono
i numeri telefonici, si diedero una fortissima stretta di mano e si salutarono.
Dopo una
rinfrescante doccia Giada chiamò Sisa e Désirée e raccontò loro del suo viaggio.
A Sisa disse:
" Ti devo
presentare il professore perché potrebbe essere papabile per te!"
" Pensa
per te." Rise Sisa " Ai miei 'papi', ci penso io!"
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